Contratto Lavoro

Dopo aver tanto parlato del Jobs Act scendiamo nei particolari di uno dei provvedimenti più discussi, il contratto a tutele crescenti.

La versione definitiva contiene delle novità rispetto a quelle pubblicate nei scorsi mesi e secondo il Ministero del Lavoro entrerà in vigore il 1 marzo 2015. Solo dopo pochi mesi prenderà invece il via la NASpI, la nuova indennità di disoccupazione sempre compresa nel Jobs Act.

Cos’è? Il contratto a tutele crescenti non è altro che un contratto a tempo indeterminato nel quale al posto del reintegro nel posto di lavoro è previsto un risarcimento economico che aumenta sulla base dell’anzianità. Nulla cambia rispetto al passato, le modalità e il format di assunzione restano le stesse e le nuove tutele sono applicate a tutti i neo assunti, compresi i dipendenti pubblici, a partire dal 7 marzo 2015. Per chi ha già un contratto a tempo indeterminato, le nuove disposizioni descritte in questo post non dovranno essere prese in considerazione.

Una delle novità di questa versione definitiva è che sarà applicato questo nuovo contratto anche per le conversioni di un tempo determinato o apprendistato a indeterminato.

Cosa accade in caso di licenziamento economico? Mentre prima dell’entrata in vigore del Jobs Act in caso di caso di licenziamento economico ingiustificato, come per esempio ristrutturazione o crisi aziendale, era previsto il reintegro secondo l’articolo 18, ora secondo la legge c’è solo un risarcimento di due mensilità dell’ultima retribuzione per ogni anno di anzianità, fino ad un massimo di 24. Se si tratta di piccole aziende, cioè con meno di 50 dipendenti, l’indennità cala ad una mensilità per ogni anno di servizio con un minimo di 2 è un massimo di 6.

È prevista in caso di licenziamento da un contratto a tutele crescenti anche una conciliazione standard, cioè il datore di lavoro può offrire senza ricorre al giudice una somma esentasse pari a un mese di retribuzione per ogni anno di lavoro fino ad un massimo di 18. Per evitare i licenziamenti a pochi mesi dall’assunzione è prevista un’indennità minima di 4 mesi. 

Quando c’è il reintegro? In due casi, quando viene accertata “l’insussistenza del fatto materiale contestato” e nel caso venga riconosciuto il licenziamento per motivi discriminatori. In quest’ultimo caso al lavoratore spetta il reintegro è un risarcimento minimo di 5 mensilità. La novità è che il lavoratore può decidere se tornare al lavoro o ottenere un’indennità di 15 mensilità.

Al link di seguito si trova la versione definitiva della legge 183/2014.

[Aggiornamento del 19/06/2017] Visti i numerosi cambiamenti degli ultimi anni, sul blog abbiamo pubblicato un quadro chiaro delle sanzioni al datore di lavoro in caso di licenziamento illegittimo, con e senza Jobs Act e dopo la riforma della pubblica amministrazione.


[Aggiornamento del 03/12/2015] Una sentenza della Corte di Cassazione ha riaperto una questione mai chiusa: le tutele crescenti valgono anche nel pubblico impiego?

Gli 8.060 euro di sgravi contributivi per i datori di lavoro privati sono sono stati uno degli articoli più discussi della nuova Legge di Stabilità.

Quali sono però le regole per ottenere questo esonero già per le assunzioni a tempo indeterminato dal 1 gennaio 2015? Vediamo più nello specifico come funzionano le assunzioni agevolate per l’anno nuovo.

  • iniziamo dalla norma più controversa e cioè quella che prevede la non applicabilità dello sgravio per i lavoratori che risultino occupati nei sei mesi precedenti all’assunzione. In questo caso, l’unica alternativa è attendere il passaggio dei sei mesi per ottenere l’agevolazione
  • per evitare gli abusi all’utilizzo di questo sgravio contributivo, sono esclusi anche i lavoratori che hanno avuto un contratto a tempo indeterminato dopo il 1 ottobre 2014 con lo stesso datore di lavoro (anche società controllate o collegate) con cui si vorrebbe richiedere l’agevolazione
  • gli 8.060 euro non spettano per i contratti di apprendistato o lavoro domestico, e per i lavoratori che hanno già utilizzato questo beneficio
  • la norma è valida per le assunzioni dal 1 gennaio al 31 dicembre 2015, per un importo massimo di 8.060 euro annui per 36 mesi

Per ulteriori approfondimenti sul blog trovate il testo della Legge di Stabilità 2015 (pdf).

[Aggiornamento del 18/10/2017] Approvato il piano per le assunzioni agevolate a partire dal 1 gennaio 2018: fino a 3.000 euro di sgravio contributivo.

In attesa del passaggio al Senato, il Jobs Act è stato approvato il 25 novembre 2014 della Camera che ha apportato alcune modifiche alle norme presenti nel disegno di legge.

Vediamo più nello specifico il testo e le modifiche che avranno un impatto rilevante nel mondo del lavoro italiano.

  • Articolo 18: le modifiche a questo articolo, che ha fatto tanto scalpore, saranno applicate solo per i nuovi contratti a tempo indeterminato a tutele crescenti. In poche parole per questi contratti è esclusa la possibilità di reintegro in caso di licenziamenti economici per i quali è però previsto un indennizzo economico legato all’anzianità di servizio. Restano invece inalterate le regole per il reintegro legate ai licenziamenti discriminatori
  • Forme contrattuali: entro sei mesi dall’entrata in vigore del Jobs Act sarà presentato un testo di revisione delle tipologie contrattuali. L’intento è quello di puntare alla sola forma contrattuale del tempo indeterminato a tutele crescenti con la conseguente estinzione dei contratti a progetto e tempo determinato
  • ASpI: è prevista l’unificazione tra ASpI e mini-ASpI (NASpI) con l’estensione di questo ammortizzatore anche alle collaborazioni coordinate e continuative. Tra le novità introdotte c’è anche l’assegno di disoccupazione che scatta al termine della NASpI.
  • Demansionamento: l’interesse dell’impresa deve essere bilanciato con il diritto del lavoratore alla tutela della propria professionalità. Per questo sono stati previsti dei limiti alla modifica dell’inquadramento lavorativo (art. 13 Statuto dei Lavoratori)
  • Maternità: sono state modificate le norme relative a congedo obbligatorio e facoltativo, con l’obiettivo di allungare i tempi e rendere più flessibile la loro fruizione
Leggi il testo del disegno di legge Jobs Act (pdf) dopo il passaggio alla Camera.

[Aggiornamento del 04/12/2014] Il testo così come approvato dalla Camera è passato anche al Senato e quindi dal 3 dicembre 2014 il Jobs Act con le modifiche riportate sopra sono legge. 

Si è molto parlato della Legge di Stabilità 2015 e dei suoi contenuti. Continua infatti l’erogazione degli 80 euro, previsti nell’anno nuovo anche per le neo mamme, è previsto un regime fiscale agevolato per gli autonomi, il TFR in busta paga e altre importanti misure per la crescita del paese. Ciò di cui vogliamo parlare in questo post sono le assunzioni agevolate con decorrenza dal 1 gennaio 2015.

L’articolo 12 della Legge di Stabilità prevede infatti sgravi contributivi per le assunzioni a tempo indeterminato effettuate nel corso del prossimo anno, entro e non oltre il 31 dicembre. Per i datore di lavoro privati, tranne quelli agricoli e domestici, c’è un esonero dal versamento dei contributi previdenziali per un massimo di 8.060 euro annui per un periodo che non può andare oltre i 36 mesi.

In quali casi questa agevolazione non è prevista? Ci sono delle esclusioni, peraltro discutibili: l’esonero non è previsto nel caso in cui il lavoratore abbia avuto un contratto a tempo indeterminato nei sei mesi precedenti l’assunzione o nel caso in cui, sempre con un tempo indeterminato, abbia lavorato dopo il 1 ottobre 2014 in aziende appartenenti allo stesso imprenditore. Da ricordare inoltre che il contributo non spetta per le assunzioni con contratto  di apprendistato, che anche se considerati ormai “a tempo indeterminato”, hanno già la loro agevolazioni. Per ulteriori approfondimenti, sul blog abbiamo raccolto alcune “regole” per capire come funzionano le assunzioni agevolate per il 2015 e su come utilizzarle per i collaboratori a progetto che dovranno essere assunti entro il 2015 per non incappare in problemi legali.

Queste esclusioni evitano gli abusi nell’utilizzo di questa agevolazione ma, purtroppo, questo comporterà che tutti i lavoratori licenziati per chiusura aziendale o ristrutturazione non potranno usufruire degli sgravi.

Leggi il testo della Legge di Stabilità 2015 (pdf).

[Aggiornamento del 18/10/2017] Approvato il piano per le assunzioni agevolate a partire dal 1 gennaio 2018: fino a 3.000 euro di sgravio contributivo.

Ci sono importanti novità nella legge n. 78/2014 che porta definitivamente il Jobs Act nel mondo del lavoro. L’approvazione del piano voluto dal Governo Renzi introduce modifiche alla disciplina di tempo determinato e apprendistato. Vediamo con la conversione in legge cosa è cambiato rispetto al DL di cui abbiamo già parlato nel blog (n. 34/2014).

Apprendistato

  • Il piano di formazione dovrà essere compilato in forma sintetica
  • Il datore di lavoro non deve provvedere alla formazione per l’acquisizione di competenze di base se la Regione non provvedere a comunicare l’offerta formativa pubblica
  • Per aziende con più di 50 dipendenti la percentuale di stabilizzazione deve essere del 20%
  • La retribuzione con l’apprendistato di 1° livello (professionale) sarà di almeno il 35% del livello di inquadramento
Tempo determinato
  • Sale a 36 mesi il limite per i contratti a tempo determinato senza motivazione, anche per la somministrazione
  • Il numero massimo di contratti a tempo determinato è del 20% dei lavoratori a tempo indeterminato
  • Le proroghe potranno essere massimo 5 entro il limite dei 36 mesi nel caso si riferiscano alla stessa attività lavorativa
  • Per le lavoratrici a tempo determinato che usufruiscono della maternità obbligatoria, gli verrà accreditato tale periodo per il raggiungimento del periodo per il diritto di precedenza per le assunzioni

[Aggiornamento del 10/10/2016] Anche la Corte di Giustizia UE con una recente sentenza ha ribadito il tema dell’abuso dei contratti a tempo determinato negli stati membri, Italia compresa.


[Aggiornamento del 24/05/2016] E’ stato firmato un accordo interconfederale che chiarisce tutte le novità introdotte dal Jobs Act sulla retribuzione dell’apprendistato duale.


[Aggiornamento del 27/11/2014] Il testo del Jobs Act è passato alla Camera con alcune importanti modifiche legate all’articolo 18 e alle tipologie contrattuali, come per esempio il contratto a tutele crescenti.

Nelle ultime settimane si è molto parlato del Bonus Irpef di 80 euro voluto dal governo Renzi. Ora la circolare del 28 aprile dell’Agenzia delle Entrate ha chiarito con una serie di istruzioni operative come funzionerà questo bonus.

Domanda
Non è necessario fare domanda per ottenere il bonus, se spettante sarà riconosciuto automaticamente in busta paga. Nel caso il lavoro sia terminato prima di maggio, la richiesta va fatta nella dichiarazione dei redditi.

Quando
Gli 80 euro saranno erogati a partire dalle retribuzioni di maggio 2014. Nel caso ci fossero problemi tecnici, questo sarà riconosciuto da giugno.

Quanto
L’importo del credito è di 640 euro (80 euro al mese) per chi ha un reddito non superiore a 24.000 euro. Il bonus si ridurrà gradualmente fino a redditi pari a 26.000 euro.

A chi spetta
I beneficiari del bonus sono i lavoratori con redditi da lavoro dipendente e assimilati (l’elenco completo si trova nel pdf della circolare).

Oltre al bonus appena descritto, i lavoratori privati con reddito non superiore a 50.000 euro possono beneficiare della detassazione 2016.

[Aggiornamento del 02/11/2017] Con la Legge di Bilancio 2018 sono cresciute le fasce di reddito che prevedono l’erogazione del Bonus Irpef di 80 euro.


[Aggiornamento del 16/05/2014] E’ stata pubblicata la circolare n.9/E dell’Agenzia delle Entrate che con una serie di domande e risposte fornisce chiarimenti utili per capire come funziona il bonus.
Una delle novità è quella che prevede che disoccupati, cassaintegrati e lavoratori in mobilità possano beneficare del bonus. Per quanto riguarda invece le retribuzioni tassate al 10% come incremento di produttività, queste non concorrono al tetto di 26.000 euro. Infine, il credito del lavoratore deve essere calcolato sul periodo di lavoro effettivo nel caso in cui si sia lavorato solo una parte dell’anno.

Scendiamo più nello specifico dei cambiamenti introdotti dal Jobs Act (DL 34/2014) analizzando le novità più importanti all’interno del contratto a tempo determinato e apprendistato.

Novità! Il Jobs Act è diventato legge (n. 78/2014) e con la conversione sono cambiate alcune delle indicazioni che trovate sotto.

Contratto a tempo determinato

  • un contratto senza causale potrà essere stipulato per un massimo di 36 mesi (precedentemente erano 12), comprensivi di eventuali proroghe
  • l’elemento dell’acasualità è esteso anche al contratto di somministrazione
  • il numero di contratti a tempo determinato non possono superare il 20% di tutti i lavoratori dell’azienda, fatto salvo per le imprese fino a cinque dipendenti che possono stipulare un contratto a tempo determinato
  • sono ammesse fino ad otto proroghe del contratto, a patto che l’attività lavorativa sia la stessa del contratto iniziale. Naturalmente le eventuali proroghe possono portare la durata della sequenza di contratti a tempo determinato molto oltre i 36 mesi.
Contratto di apprendistato

  • non è più necessario presentare in forma scritta un piano formativo individuale per l’apprendistato professionalizzante
  • è stata eliminata la percentuale di stabilizzazione dei contratti di apprendistato richiesta alle aziende per assumere nuove apprendisti
  • le ore di formazione saranno retribuite al 35%
[Aggiornamento del 27/11/2014] In attesa dell’approvazione del Senato, il passaggio alla Camera ha portato ad alcune modifiche importanti legate all’articolo 18 e alle forme contrattuali. 

Il 12 marzo 2014 è stato approvato il decreto legge n.34/2014 (Jobs Act) con importanti provvedimenti a favore dell’occupazione e della semplificazione nel mercato del lavoro.

A partire dal 19 maggio (Gazzetta Ufficiale n. 114) il Jobs Act è legge e nella conversione sono state modificate alcune delle indicazioni che trovate sotto.

  • Contratto di lavoro a tempo determinato: cambiano le regole rispetto alla recente Riforma del Lavoro. Viene portato da 12 a 36 mesi il limite massimo della durata di un contratto di lavoro a termine senza causale. C’è inoltre la possibilità di prorogare fino ad un massimo di 8 volte questa tipologia di contratto entro il limite dei tre anni. Infine il numero massimo di contratti a tempo determinato che un’azienda può stipulare è il 20% dell’intero organico. 
  • Contratto di apprendistato: non è più necessario aver confermato in precedenza apprendisti per assumerne di nuovi. Inoltre non è più obbligatorio presentare in forma scritta il piano formativo individuale e durante le ore di formazione la retribuzione è del 35% della normale paga. 
  • Ammortizzatori sociali: sono state individuate le linee guida per garantire un maggiore tutela per tutti i lavoratori. L’intenzione del governo è rivedere la distinzione tra ASpI e mini-ASpI, di incrementare la durata della disoccupazione ed estenderla ai contratti a progetto con l’arrivo da maggio 2015 della NASpI.
  • Forme contrattuali: tentare di omogenizzare, in altre parole di ridurre, i tanti CCNL esistenti in Italia e introdurre un nuovo contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti.
  • Maternità: si vuole garantire a tutte le madri, anche con contratto di lavoro parasubordinato, il diritto alla maternità, con un sistema di tutela universale.
[Aggiornamento del 27/11/2014] Con il passaggio alla Camera del testo del disegno di legge, sono stati modificati alcuni articoli relativi all’articolo 18 e forme contrattuali.