Contratto Lavoro

Importi assegno di maternità 2016

Nel 2018 crescono del 1,1% gli importi dell’assegno di maternità dai comuni. La comunicazione è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 36 del 13 febbraio 2018.

Quindi dal 1 gennaio 2018 le somme dai comuni sono le seguenti:

  • l’assegno mensile per il nucleo familiare è pari a 142,85 euro per tredici mensilità (totale annuo 1.857,05 euro)
  • l’assegno mensile di maternità per le nascite, gli affidamenti preadottivi e le adozioni senza affidamento, è pari a 342,62 euro per cinque mensilità (totale annuo 1.712,10 euro)

I requisiti a livello di reddito che non si devono superare per presentare la domanda nel 2018 sono di:

  • 8.650,1 euro per l’assegno nucleo familiare (cinque componenti, di cui almeno tre figli minori – valore ISEE)
  • 17.141,45 euro per l’assegno di maternità (tre componenti – valore ISEE)

Per chi volesse l’Inps ha pubblicato un simulatore ISEE online per il calcolo del reddito.

Per quanto riguarda invece l”assegno di maternità dello stato, per il 2017 è stato di 2.086,24 euro.

Le aliquote 2016 della Gestione Separata

Dal 1 gennaio 2018 le aliquote contributive della Gestione Separata restano invariate rispetto allo scorso anno per i liberi professionisti mentre subiscono un aumento per i collaboratori a progetto.

I nuovi valori delle aliquote contributive pubblicati dall’Inps (circolare n. 18 del 31 gennaio) e validi per l’anno 2018 sono:

Liberi professionisti

  • 25,72% (25,00 aliquota Ivs più 0,72 di aliquota aggiuntiva) per tutti i soggetti non assicurati presso altre forme pensionistiche obbligatorie (invariato rispetto all’anno scorso)
  • 24% per i soggetti titolari di pensione o provvisti di altra tutela pensionistica obbligatoria, valore invariato rispetto all’anno scorso
Collaboratori a progetto
  • 34,23% (33,00 aliquota Ivs più 0,72 di aliquota aggiuntiva più 0,51 di aliquote aggiuntive) per tutti i soggetti non assicurati presso altre forme pensionistiche obbligatorie per i quali è prevista la contribuzione aggiuntiva DIS-COLL (+1,51% rispetto all’anno scorso)
  • 33,72% (33,00 aliquota Ivs più 0,72 di aliquota aggiuntiva più 0,51 di aliquote aggiuntive) per tutti i soggetti non assicurati presso altre forme pensionistiche obbligatorie per i quali non è prevista la contribuzione aggiuntiva DIS-COLL (+1,00% rispetto all’anno scorso)
  • 24% per i soggetti titolari di pensione o provvisti di altra tutela pensionistica obbligatoria, valore invariato rispetto all’anno scorso

La ripartizione dell’onere contributivo è sempre fissata in 2/3 a carico del committente e 1/3 a carico del collaboratore. I contributi devono essere versati entro il 16 del mese successivo a quello del pagamento del compenso attraverso il modello F24 telematico (per chi ha partita IVA).
Per il 2018 non cambiano i massimali e i minimali di reddito che sono pari a 101.427,00 euro e 15.710,00 euro.
Come per gli anni precedenti ricordiamo che i compensi corrisposti ai collaboratori entro il 12 gennaio 2018 e riferiti a prestazioni effettuate nel 2017 sono da calcolare con i contributi in vigore nello scorso anno.
Colf, badanti e lavoratori domestici: i contributi dal 1 gennaio 2016

Crescono dal 1 gennaio 2018 gli importi dei contributi di colf, badanti e lavoratori domestici (variazione dell’1,1%).

Lavoratori domestici con orario fino a 24 ore settimanali senza contributo addizionale:

  • per retribuzioni orarie fino a 7,97 euro: 1,41 euro (1,42 euro senza quota CAUF) – di cui 0,35 euro a carico del lavoratore
  • per retribuzioni orarie oltre 7,97 euro e fino a 9,70 euro: 1,59 euro (1,60 euro senza quota CAUF) – di cui 0,40 euro a carico del lavoratore
  • per retribuzioni orarie oltre 9,70 euro: 1,94 euro (1,95 euro senza quota CAUF) – di cui 0,49 euro a carico del lavoratore


Lavoratori domestici con orario superiore a 24 ore settimanali senza contributo addizionale:

  • 1,02 euro (1,03 euro senza quota CAUF) – di cui 0,26 euro a carico del lavoratore

Lavoratori domestici con orario fino a 24 ore settimanali con contratti non a tempo indeterminato:

  • per retribuzioni orarie fino a 7,97 euro: 1,51 euro (1,51 euro senza quota CAUF) – di cui 0,35 euro a carico del lavoratore
  • per retribuzioni orarie oltre 7,97 euro e fino a 9,70 euro: 1,70 euro (1,71 euro senza quota CAUF) – di cui 0,40 euro a carico del lavoratore
  • per retribuzioni orarie oltre 9,70 euro: 2,07 euro (2,08 euro senza quota CAUF) – di cui 0,49 euro a carico del lavoratore

Lavoratori domestici con orario superiore a 24 ore settimanali con contratti non a tempo indeterminato:

  • 1,10 euro (1,10 euro senza quota CAUF) – di cui 0,26 euro a carico del lavoratore

Sul blog sono stati pubblicati anche gli incrementi dei minimi retributivi dal 1 gennaio 2018.

I lavoratori con contratto colf e badanti o i lavoratori domestici possono andare sul sito Inps per consultare l’estratto contributivo dettagliato o chiamare il contact center nel caso per informazioni su come pagare i contributi.

Sostegno reddito famiglie

Per il 2018 sono previsti diversi nuovi interventi per la famiglia e i figli che hanno l’obiettivo di sostenere il reddito dei nuclei familiari italiani.

Insieme alle novità, nella Legge di Bilancio 2018 sono stati confermati anche le misure già esistenti in passato. Vediamo in dettaglio i requisiti e gli importi degli incentivi per le famiglie.

Previsti dal 2018 (nuovi)

  • Bonus Bebè: per i figli nati o adottati dal 1 gennaio 2018 spetta un bonus di 80 euro al mese (960 euro annui) per le famiglie con un Isee non superiore ai 25mila euro annui (per i nuclei con Isee entro i 7mila euro il bonus è raddoppiato)
  • Fondo per i caregiver: viene istituito un fondo (20milioni di euro) per sostenere il ruolo di cura e di assistenza dei caregivers, cioè le persone che assistono il coniuge, familiare in caso di infermità o malattia
  • Detrazione delle spese per disturbi dell’apprendimento: viene applicato uno sconto Irpef al 19% per tutte le spese sostenute per minori e maggiorenni a cui sia stato diagnosticato il disturbo specifico dell’apprendimento (Dsa)
Previsti nel 2018 (già presenti in passato)
  • Bonus Asilo nido: anche nel 2018 si può richiedere per i bambini nati dal 1 gennaio 2016 in poi un buono di 1.000 euro (11 mensilità da 91 euro al mese) per pagare parte delle rette dell’asilo nido (pubblico o privato). Non si può utilizzare contemporaneamente con i voucher per l’asilo nido o baby sitter
  • Bonus Mamma domani: ancora previsto il premio di 800 euro per i bambini nati o adottati nel 2018. La somma è corrisposta a prescindere dal reddito e la domanda può essere fatta dalle future mamme a partire dall’ottavo mese
  • Voucher Baby sitter: viene proposto al posto del congedo parentale questo voucher di 100 euro al mese per pagare i servizi di baby sitting o l’asilo nido. La somma massima è di 600 euro se si rinuncia a tutti i sei mesi di congedo previsti per legge
  • Congedo parentale del padre: si alzano da due a quattro i giorni di congedo parentale obbligatorio per i papà che possono essere utilizzati anche durante l’astensione obbligatoria della madre
  • Fondo natalità: confermati i finanziamenti per l’accesso al credito delle famiglie con figli nati o adottati dal 1 gennaio 2017
Gli importi e le tabelle degli assegni familiari 2016

Dal 1 gennaio 2018 cambiano le tabelle dei limiti di reddito familiare per il pagamento degli assegni familiari per i lavoratori autonomi e pensionati delle gestioni speciali.

Dal 1 gennaio 2018 i limiti di reddito per il riconoscimento degli assegni familiari crescono rispetto all’anno precedente:

  • 714,62 euro per il coniuge, per un genitore, per ciascun figlio o equiparato
  • 1.250,58 euro per due genitori


Restano invece invariati rispetto al 2017 gli importi delle prestazioni:

  • 8,18 euro mensili spettanti ai coltivatori diretti, coloni, mezzadri e piccoli coltivatori diretti per i figli
  • 10,21 euro mensili spettanti ai pensionati delle gestioni speciali per i lavoratori autonomi per il coniuge e i figli
  • 1,21 euro mensili spettanti ai piccoli coltivatori diretti per i genitori ed equiparati

Di seguito trovate il link da cui scaricare tutte le tabelle con i limiti di reddito per il pagamento degli assegni familiari per il 2017 che sono incrementate dell’inflazione programmata dell’0,9%.

Disoccupazione all'estero

Sono state finalmente allineate le regole italiane a quelle della comunità europea per quanto riguarda la possibilità di percepire l’indennità di disoccupazione NASpI all’estero.

Naturalmente quando parliamo di paesi esteri intendiamo i paesi che fanno parte dell’Unione Europea. Per questi il regolamento comunitario prevede il mantenimento della disoccupazione fino a tre mesi nel caso in cui la persona cerchi lavoro all’estero.

Ci sono però degli obblighi che il lavoratore deve soddisfare per mantenere la NASpI maturata in Italia anche all’estero:

  • Rilascio della Did (dichiarazione di immediata disponibilità) entro 15 giorni dalla presentazione dalla domanda
  • Per quattro settimane si deve rimanere a disposizione degli operatori dei servizi per il lavoro
  • Deve iscriversi come richiedente lavoro negli uffici dello stato in cui si reca (e sottostare agli obblighi previsti dal paese ospitante)

In poche parole, per i primi tre mesi di percezione della NASpI i Centri per l’Impiego non possono convocare questi lavoratori disoccupati o applicare le sanzioni relative al non rispetto del Patto di servizio
Dal primo giorno del quarto mese le persone che percepiscono l’indennità di disoccupazione dovranno partecipare attivamente alle iniziative di politica attiva, altrimenti rientrano le sanzioni viste sopra.
Tutte queste indicazioni, in caso di ricerca di lavoro all’estero, sono valide per le varie indennità di disoccupazione: NASpI, Dis-Coll, ASDI. Per approfondimenti si può consultare la circolare Inps n. 177 del 28 novembre 2017.
Reddito di inclusione

Proviamo a capire più dettaglio come funziona e quali sono i requisiti del Reddito di inclusione (REI) che per la prima volta arriverà nei portafogli degli italiani il 27 gennaio 2018.

L’obietto di questo sostegno al reddito è l’uscita dalla condizione di povertà assoluta in cui si trovano oltre un milione e mezzo di famiglie in Italia.

Quali sono i requisiti?
Possono richiederlo i cittadini italiani, stranieri dell’Unione Europea o extracomunitari in possesso del permesso di soggiorno di lunga durata (dopo 5 anni di residenza).

L’Isee non deve superare i 6.000 euro (indicatore di reddito Isre di 3.000 euro), con un patrimonio immobiliare, togliendo l’abitazione di residenza, non superiore a 20.000 euro e un valore mobiliare (conto correnti, ecc.) non superiore a 10.000 euro (8.000 euro per la coppia, 6.000 per i singoli). Nel caso si possieda automobili o motocicli, questi non devono essere stati immatricolati da meno di 2 anni.

Non si può percepire il Reddito di inclusione se si è in disoccupazione (indennità Naspi) o altre forme di ammortizzatori sociali.

A quanto ammonta il REI?
L’importo è variabile, dipende dal reddito, numero di componenti del nucleo familiare e luogo di residenza. Il contributo economico può variare dai 187 euro per persona singola fino ai 485 euro per nucleo familiare di 5 o più componenti (valori da moltiplicare per dodici mensilità).

La somma spettante sarà erogata con una carta di pagamento con la quale fare acquisti tramite Pos in supermercati, farmacie, negozi alimentari con un 5% di sconto nei negozi convenzionati. E’ inoltre possibile prelevare fino ad un massimo di metà dell’importo dei REI mensile.

Cosa prevede il Reddito di inclusione?
Oltre all’elemento economico, il REI attiva anche una serie di servizi sul territorio per l’inserimento al lavoro o il soddisfacimento delle necessità socio-sanitarie delle famiglie che hanno avuto accesso a questo sostegno.

Questa seconda parte, che va ad integrare il sostegno puramente economico, è chiamato “Progetto personalizzato di attivazione sociale e lavorativa” che prende il via entro 25 giorni dalla presentazione della domanda.

Come fare la domanda?
Si può fare la domanda a partire dal 1 dicembre 2017 in Comune. Questo dovrà poi rispondere entro 15 giorni e trasmettere la domanda all’Inps che in altri 5 giorni deve verificare gli altri requisiti. Quindi un totale di 20 giorni per avere il responso della domanda, in caso positivo le Poste invieranno la carta di pagamento e successivamente il Pin per l’utilizzo.

Quando dura il REI?
La durata massima del Reddito di inclusione è di 18 mesi. Una volta terminato dovranno passare almeno 6 mesi per richiederlo di nuovo. Da ricordare che per il 2018, nel caso di presentazione della domanda tra il 1 e il 31 dicembre 2017, si deve ripresentare l’Isee aggiornato entro marzo 2018.

[Aggiornamento del 07/06/2018] E’ stata pubblicata la domanda per il Reddito di inclusione da fare dal 1 giugno 2018, data in cui sono stati eliminati i requisiti familiari.

Riscatto della laurea Inps

Le domande e le procedure dietro il riscatto della laurea previsto dall’Inps sono molto complesse e spesso conosciute solo in parte dai giovani laureati. Per molti l’idea comune che c’è dietro il riscatto del periodo di studi universitari è l’eccessivo costo.

Nella gran parte dei casi questo è vero ma è bene conoscere a fondo il tema per poter anche solo stimare il costo da sostenere per riscattare gli anni di laurea ai fini pensionistici. In passato sul blog avevamo già dato alcuni consigli sul tema ma è bene scendere più in dettaglio.

Chi può riscattare il corso di laurea?
Possono accedere al riscatto i lavoratori dipendenti iscritti al fondo pensione Inps, ai fondi esclusivi e sostitutivi (es. gestione ex Inpdap) e alla Gestione Separata (solo per periodi di studio oltre il 31 marzo 1996). Dal 1 gennaio 2008 possono fare la domanda anche persone inoccupate pagando un onere stabilito forfettariamente sulla base del minimale di reddito previsto dalla Gestione Commercianti.

Cosa è possibile riscattare?
Ogni lavoratore può riscattare solo gli anni della sola durata legale del corso di laurea. Quindi non è possibile estendere la richiesta per gli anni di fuori corso. Si possono riscattare: laurea di vecchio ordinamento (4 anni), laurea triennale, laurea specialistica o magistrale (2 anni), laurea magistrale a ciclo unico, diploma di specializzazione, diploma accademico, titolo di alta formazione artistica e musicale, dottorato di ricerca. Non sono inclusi nell’elenco i master universitari.

Come si calcola la quota da pagare per il riscatto?
Il criterio di calcolo per il riscatto della laurea è legato al sistema pensionistico Inps del lavoratore (retributivo o contributivo).

  • calcolo con riserva matematica in caso di sistema retributivo (ante 1 gennaio 1996)
  • calcolo con sistema percentuale in caso di sistema contributivo (post 31 dicembre 1995)
Sul blog mostreremo solo come funziona per l’Inps il calcolo con il sistema percentuale, cioè quello destinato a chi si è laureato dopo il 31 dicembre 1995. In questo caso il calcolo prevede l’applicazione dell’aliquota per la contribuzione AGO (Assicurazione generale obbligatoria) sull’imponibile delle ultime 52 settimane anteriori al riscatto (1 anno).

Esempio: se il nostro reddito è di 35.000 euro nell’ultimo anno (52 settimane) allora il costo dell’onere annuale è di 11.550 euro (33% di 35.000). In questo caso il costo totale del riscatto della laurea in caso di corso di studi di 4 anni è di 11.550 x 4 = 46.200 euro.

Il consiglio per evitare un’ulteriore incremento alla quota da pagare per il riscatto della laurea, già di suo molto alto, è quello di procedere con la richiesta subito dopo la laurea in modo da “fissare” la percentuale della contribuzione AGO (aliquota contributiva oggi al 33%).

Dal 2008 è possibile rateizzare in un massimo di 120 rate mensili la quota da pagare (fino a 10 anni). Inoltre è possibile riscattare parzialmente il periodo di studi, ad esempio solo 2 dei 4 anni del corso di laurea. Ricordiamo che la spesa per il riscatto è fiscalmente deducibile.

Anche se ancora non se ne conoscono gli esiti, esiste un movimento che ha richiesto il riscatto gratuito della laurea. Per ora si stanno vagliando le varie possibilità ma sarà difficile avere una risposta certa nel breve.

Come fare la domanda?
Il modo più semplice per presentare la domanda di riscatto è sui Servizi Online dell’Inps. E’ necessario accedere con il Pin alla propria area personale e indicare il tipo di laurea per la quale si vuole procedere. 

Calcolo ISEE Inps

Nel corso del 2017 l’Inps ha pubblicato online un simulatore ISEE che consente di calcolare in modo semplice e veloce l’indicatore della situazione economica. Questo dato è necessario per ottenere molti servizi sociali e vantaggi fiscali come gli assegni di maternità, iscrizione ad asili nido e scuole dell’infanzia, agevolazioni sulle tasse, servizi socio sanitari e molto altro.

Il servizio è accessibile online sul sito Inps senza necessità di accesso tramite Pin alla propria area personale. Dal link che trovate sopra potete procedere al calcolo dell’ISEE ordinario e di ISEE specifici (minorenni, università, socio sanitario, dottorato di ricerca).

Per raggiungere il servizio dalla home page del sito Inps basta cliccare su “Tutti i servivi – scrivere ISEE nel campo di ricerca Testo libero – cliccare sul Servizio desktop ISEE post riforma 2015”.

La simulazione del calcolo dell’indicatore della situazione economica avviene inserendo valori aggregati (cioè la somma dei redditi stimata). Ciò consente una compilazione più veloce ma è necessario essere quanto più possibile precisi nell’indicazione dei redditi in modo da rendere la simulazione veritiera.

E’ bene ricordare che questo servizio messo a disposizione dall’Inps è solo una simulazione e non sostituisce l’ISEE vero e proprio che deve contenere tutti i valori reali di redditi e patrimonio del cittadino.

Visita fiscale Inps

L’istituzione da parte dell’Inps del Polo unico per le visite fiscali ha l’obiettivo di ridurre il problema dell’assenteismo sul posto di lavoro.

Dal 1 settembre 2017 diventa infatti operativo questo nuovo polo dell’Istituto nazionale della previdenza sociale che prevede che le verifiche sulle assenze per malattia potranno essere condotte in modo sistematico e ripetitivo, anche a ridosso delle giornate festive e di riposo.

Una delle novità più importanti è che dal 1 settembre l’Inps gestirà non solo le visite fiscali per il settore privato ma anche per il pubblico impiego. Quindi niente più Asl per i controlli sui dipendenti pubblici, sarà direttamente l’istituto previdenziale a verificare l’effettiva malattia del lavoratore senza necessità che vanga richiesta dei dirigenti della PA. Questo per contrastare un dato che desta scalpore: nel pubblico impiego ci si ammala il doppio rispetto al privato, cioè una media di 11 giorni l’anno contro i 5 del privato.

Ma il vero passo in avanti avviene grazie all’utilizzo dei sistemi informatici che grazie ad algoritmi appositamente realizzati procederanno a “prenotare” una visita fiscale in base a criteri statistici come comportamenti di comodo (es. malattia a ridosso dei week end o feste), abusi effettuati in passato, eccetera.

Naturalmente la stretta maggiore, cioè il picco dei nuovi controlli previsti dal Polo unico, si avrà nelle giornate a maggiore rischio assenteismo, vicino ai fine settimana (venerdì, lunedì) o ad altre festività. L’obiettivo di questi controlli mirati e ripetuti, come ribadito più volte dall’Inps, è quello di diminuire in modo consistente il numero delle assenze, in particolare nel settore pubblico.

Nel messaggio Inps n.3265/17 sono state dettagliate tutte le categorie di dipendenti pubblici che saranno soggetti alle visite fiscali del nuovo polo:

  • scuole e università
  • amministrazione a ordinamento autonomo
  • regioni, provincie, comuni
  • enti del Servizio sanitario nazionale
  • camere di commercio, industria, artigianato, agricoltura e Agcom
  • personale della carriera prefettizia, diplomatica
  • magistrati e avvocati dello stato

Sempre nell’ambito della pubblica amministrazione, i controlli non saranno validi per:
  • tutte le forze armate
  • corpi di polizia (finanza e carabinieri)
  • polizia di stato e penitenziaria
  • vigili del fuoco

Tra i temi ancora non trattati nel decreto legislativo n. 75 del 27 maggio 2017 che prevede l’istituzione del Polo unico per le visite fiscali ci sono i temi legati alle fasce orarie di reperibilità che per ora, in attesa di essere uniformate, a restano differenti tra dipendenti pubblici e privati:

  • 10-12 e 17-19 per il settore privato
  • 9-13 e 15-18 per il settore pubblico

Per chi fosse interessato, esiste un elenco di patologie gravi che prevede l’esonero dalla visita fiscale.

[Aggiornamento del 09/01/2018] Con il Decreto 206/2017 non cambiamo, come molti si aspettavano, gli orari di visita fiscale per i privati. Per ora restano le distinzioni di orario indicate sopra. Ci sono però alcune novità per i dipendenti privati nei controlli sulle malattie: si potranno effettuare visite multiple e ci sarà una stretta sull’obbligo di reperibilità.