Contratto Lavoro

Contratto a progetto

Arriva un importante sentenza per tutti i lavoratori che hanno un contratto a progetto: le ferie vanno sempre pagate e chi non è stato retribuito deve essere risarcito.

Questo è quello che prevede la sentenza della Corte di Giustizia Europea (C-214/16). Le ferie anche per i co.co.co sono un diritto e devono essere retribuite. Se il collaboratore non ha fatto ferie ha diritto ad essere risarcito, nel caso invece le abbia fatte senza essere retribuito deve riceverne il pagamento.

Negli ultimi anni il Jobs Act ha ridotto di molto la portata dei contratti a progetto, spingendo i datori di lavoro ad utilizzare soprattutto il contratto a tutele crescenti, soprattutto per via degli incentivi previsti per le assunzioni. Comunque ancora oggi, in particolare in alcuni settore specifici, la collaborazione a progetto viene largamente utilizzata.

Ciò che è importante sottolineare è che secondo la Corte UE il diritto alle ferie annuali retribuite non spetta solo ai lavoratori dipendenti, come nel caso delle ferie non godute, ma anche a quelli autonomi (collaboratori, occasionali, intermittenti). Secondo la legge italiana nel caso le ferie non vengano utilizzate, il lavoratore può richiederne il risarcimento entro 10 anni.

Questa sentenza, e ciò che ne consegue in positivo per i collaboratori a progetto, va a rafforzare le tutele che negli ultimi anni si stanno cercando di estendere anche ai lavoratori autonomi. Come per esempio quanto è accaduto con il Jobs Act sul lavoro autonomo che ha imposto regole chiare per chi ha un contratto a progetto e non solo.

[Aggiornamento del 20/06/2018] Ecco quali ferie è necessario consumare entro il 30 giugno di ogni anno.

Cosa cambia per le partite iva dopo il Jobs Act

E’ finalmente arrivato il disegno di legge che prevede importanti novità sulle tutele dei lavoratori autonomi, professionisti e partite Iva.

Dopo i cambiamenti per i lavoratori dipendenti, ora il Jobs Act introduce cambiamenti, in gran parte positivi, per tutti professionisti che fino ad oggi erano rimasti fuori dalle modifiche introdotte nel mercato del lavoro dal governo Renzi.

Vediamo in dettaglio i punti del Ddl:

  • in caso di malattie gravi (oltre i 30 giorni) è prevista la sospensione del versamento dei contributi previdenziali per massimo 2 anni. Sarà poi possibile regolarizzare la posizione Inps rateizzando i versamenti fino ad un periodo di tre volte superiore alla durata della malattia
  • in caso di malattia, anche in gravidanza, ci si può assentare senza incorrere nella cessazione del rapporto di lavoro fino ad un massimo di 150 giorni   
  • non è possibile, da parte dei committenti, effettuare pagamenti di fatture ricevute oltre il termine dei 60 giorni
  • le spese di formazione e aggiornamento professionale sono interamente deducibili (non più a 50%) entro il limite di 10.000 euro annui. Sono escluse le spese di viaggio
  • le spese per i servizi per il lavoro sono interamente deducibili (non più a 50%) entro il limite di 5.000 euro annui
  • per le lavoratrici autonome in maternità non scatta l’astensione obbligatoria, possono continuare a lavorare beneficiando dell’assegno di maternità e alla nascita del bambino hanno diritto ad un congedo parentale di 6 mesi (utilizzabile entro i 3 anni di età del bambino)
  • per quanto riguarda i contratti, questi non potranno più essere modificati in modo unilaterale dal cliente che non può neanche più recedere senza preavviso

Il testo definitivo approvato dal Consiglio dei Ministri lo troverete sul blog non appena disponibile.

[Aggiornamento del 27/03/2017] Arriva il Jobs Act per il Lavoro Autonomo con importanti novità su maternità, pagamenti, malattia e molto altro.


[Aggiornamento del 29/01/2016] E’ stato approvato dal Consiglio dei Ministri il disegno di legge che ora attenda la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. 

Per i lavoratori dipendenti, autonomi o parasubordinati, a che età si va in pensione nei prossimi anni e con che importi?

Lavoratori Dipendenti al 2015

  • Anzianità contributiva di 35 anni ed età anagrafica di 63 anni – retribuzione in previdenza obbligatoria del 72,4% (dell’ultima retribuzione) o del 75,3% in previdenza complementare
  • Anzianità contributiva di 35 anni ed età anagrafica di 65 anni – retribuzione in previdenza obbligatoria del 74,4% (dell’ultima retribuzione) o del 77,5% in previdenza complementare
  • Anzianità contributiva di 40 anni ed età anagrafica di 65 anni – retribuzione in previdenza obbligatoria del 87,7% (dell’ultima retribuzione) o del 90,8% in previdenza complementare

Lavoratori Autonomi al 2015

  • Anzianità contributiva di 35 anni ed età anagrafica di 63 anni – retribuzione in previdenza obbligatoria del 68,4% (dell’ultima retribuzione) o del 77,7% in previdenza complementare
  • Anzianità contributiva di 35 anni ed età anagrafica di 65 anni – retribuzione in previdenza obbligatoria del 69,8% (dell’ultima retribuzione) o del 79,4% in previdenza complementare
  • Anzianità contributiva di 40 anni ed età anagrafica di 65 anni – retribuzione in previdenza obbligatoria del 99,4% (dell’ultima retribuzione) o del 111,5% in previdenza complementare

Lavoratori Dipendenti al 2030

  • Anzianità contributiva di 35 anni ed età anagrafica di 63 anni – retribuzione in previdenza obbligatoria del 65,1% (dell’ultima retribuzione) o del 74,7% in previdenza complementare
  • Anzianità contributiva di 35 anni ed età anagrafica di 65 anni – retribuzione in previdenza obbligatoria del 68,3% (dell’ultima retribuzione) o del 78,5% in previdenza complementare
  • Anzianità contributiva di 40 anni ed età anagrafica di 65 anni – retribuzione in previdenza obbligatoria del 77,4% (dell’ultima retribuzione) o del 87,6% in previdenza complementare

Lavoratori Autonomi al 2030

  • Anzianità contributiva di 35 anni ed età anagrafica di 63 anni – retribuzione in previdenza obbligatoria del 51,1% (dell’ultima retribuzione) o del 67,3% in previdenza complementare
  • Anzianità contributiva di 35 anni ed età anagrafica di 65 anni – retribuzione in previdenza obbligatoria del 53,3% (dell’ultima retribuzione) o del 70,5% in previdenza complementare
  • Anzianità contributiva di 40 anni ed età anagrafica di 65 anni – retribuzione in previdenza obbligatoria del 63,7% (dell’ultima retribuzione) o del 81,7% in previdenza complementare

Lavoratori parasubordinati al 2040

  • Anzianità contributiva di 35 anni ed età anagrafica di 63 anni – retribuzione in previdenza obbligatoria del 48% (dell’ultima retribuzione) o del 69,7% in previdenza complementare
  • Anzianità contributiva di 35 anni ed età anagrafica di 65 anni – retribuzione in previdenza obbligatoria del 50,4% (dell’ultima retribuzione) o del 73,3% in previdenza complementare
  • Anzianità contributiva di 40 anni ed età anagrafica di 65 anni – retribuzione in previdenza obbligatoria del 56,1% (dell’ultima retribuzione) o del 79,4% in previdenza complementare

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