Contratto Lavoro

Detassazione nel 2016

La firma del decreto del 25 marzo 2016 porta alcuni chiarimenti necessari per comprendere il funzionamento della detassazione di premi o produttività e delle novità legate al welfare aziendale.

Nel blog abbiamo già parlato della detassazione, dei suoi requisiti e delle somme che possono essere soggette a tassazione agevolata. E’ necessario ora capire quali sono le novità contenute nel decreto e cosa cambia rispetto al 2014 (ricordiamo che nel 2015 non era stata prevista).

La vera novità introdotta dalle Legge di Stabilità 2016 è che oggi la detassazione spetta solo sulle somme che vengono da “effettivi incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione”. Quindi rispetto al passato non basta più collegare una somma a delle misure volte a produrre un miglioramento dei risultati aziendali ma è ora necessario raggiungere un effettivo e comprovabile incremento di questi ultimi.

Il tetto imposto dal decreto per la tassazione agevolata è di 2.000 euro annui che è possibile elevare fino a 2.500 euro nel caso ci sia il coinvolgimento paritetico dei dipendenti. Anche questo è un aspetto di rottura rispetto al passato che spinge il lavoratore ad essere coinvolto maggiormente nell’organizzazione del lavoro.

Infine è importante sottolineare che dal testo del decreto emerge la possibilità di applicare la detassazione anche alle somme di premi o produttività erogate nel 2016 ma riferibili al 2015.

[Aggiornamento del 19/12/2016] Prevista anche nella Legge di Bilancio 2017 la detassazione per il salario di produttività.

Quando un contratto a progetto diventa lavoro subordinato

Tutti sanno che dal 1 gennaio 2016 le cosiddette co.co.co. hanno vita dura ma pochi conoscono le condizioni che, in caso di ispezione, fanno diventare un contratto a progetto un rapporto di lavoro subordinato.

In attuazione del Jobs Act lo scorso anno è stato varato il Dgls n. 81/2015 (Codice dei contratti di lavoro) che contiene importanti chiarimenti sulle condizioni che trasformano una collaborazione in un tempo indeterminato, cioè il contratto di lavoro dominante nel nostro ordinamento. Vediamo in dettaglio:

  • Prestazioni di lavoro esclusivamente personali: il lavoratore a progetto non deve avere un’organizzazione e non deve avvalersi dell’apporto di altri soggetti. Non può quindi essere considerato parte dell’azienda o avere dipendenti e collaboratori
  • Prestazioni svolte in via continuativa: il collaboratore non deve avere un impegno costante che si ripeta per un determinato arco di tempo
  • Prestazioni etero-organizzate dal committente: il lavoro non può essere svolto sottostando a determinati orari e in luoghi decisi dal datore di lavoro. Si deve essere liberi di decidere quanto e dove prestare la propria attività lavorativa

Nel caso quindi tutte e tre le condizioni elencate sopra non siano soddisfatte, ai contratti a progetto vengono applicate le tutele del lavoro subordinato: retribuzione, orario di lavoro, previdenza, ecc. E’ importante però sottolineare che questo accade solo nel caso tutte le indicazioni sopra siano rilevate dagli ispettori (per approfondimenti circolare n. 3/2016 del Ministero del Lavoro).

I datori di lavoro che vogliono stabilizzare i contratti a progetto prima di un’eventuale ispezione, possono utilizzare gli incentivi 2016 per l’assunzione a tempo indeterminato previsti dalla Legge di Stabilità, con notevoli vantaggi da entrambe le parti.

Esistono naturalmente delle collaborazioni che sono “salve” da un’eventuale riconduzione alla disciplina del lavoro subordinato:

  • le attività normate dai CCNL per esigenze produttive e organizzative
  • co.co.co per le quali è necessaria l’iscrizione ad un Albo professionale
  • le attività prestate negli organi di amministrazione e controllo delle società
  • le attività a favore di associazioni e società sportive dilettantistiche
[Aggiornamento del 14/12/2017] Per i collaboratori a progetto le ferie vanno pagate: questo è quello che prevede una sentenza della Corte di Giustizia Europea. 
Ecco come funziona lo smart working

E’ un tema sempre più in voga quello dello smart working o lavoro agile, soprattutto con l’arrivo del disegno di legge n.2233 legato alla Legge di Stabilità che porta notevoli chiarimenti su un argomento spesso poco chiaro.

Prima di approfondire temi specifici come requisiti, tempi, retribuzione è bene sottolineare come in Italia lo smart working ha iniziato a destare interesse a partire dal 2016, quando molte importanti aziende hanno iniziato ad applicare il lavoro a distanza sui propri dipendenti.

Tra le tante si possono citare Unicredit, Bnl, Vodafone, Fastweb, Nestlé, Intesa Sanpolo, Unilever e in ultimo Barilla, la prima a dichiarare di voler offrire il lavoro flessibile per il 100% del tempo. Infatti per gran parte della aziende che decidono di sperimentare questa nuova modalità di lavoro i tempi riservati al lavoro agile (da casa) sono nettamente inferiori a quelli in azienda. Almeno per ora!

Non esistono requisiti uguali per tutti: in alcune realtà conta l’anzianità di servizio, in altre la tipologia contrattuale (solo tempi indeterminati) o l’appartenenza ad alcune aree (impiegati) o categorie di dipendenti (lavoratori invalidi o madri). In linea generale dipende da come l’azienda recepisce e applica le direttive.

Anche i tempi dipendono dagli accordi tra lavoratore e datore di lavoro. Per ora il lavoro deve essere svolto prevalentemente in azienda e non a distanza. Parliamo in media di 1 o 2 giorni la settimana durante i quali si può lavorare da casa, anche se potrebbero essere solo poche ore o più giorni la settimana.

Normalmente la retribuzione non subisce riduzioni se si aderisce allo smart working. In base agli accordi interni invece è l’azienda che decide se concedere o meno il buono pasto. Mentre è escluso il riconoscimento degli straordinari, questi lavoratori non perdono nessun diritto in merito a premi di produzione o benefits in generale.

Chi vuole aderire al lavoro agile, soprattutto nel caso in cui questo sia destinato solo ad un platea ristretta di lavoratori (vedi sopra i requisiti), può fare liberamente domanda in base alle direttive aziendali (email o modulo da compilare). Generalmente la durata va da pochi mesi fino ad un anno, passata la quale vengono valutati gli effetti del lavoro a distanza e deciso se rinnovare l’accordo.

Chi desidera maggiori dettagli può leggere il disegno di legge n.2233 dove si trovano le clausole per il lavoro flessibile.

[Aggiornamento del 23/10/2017] Grazie all’approvazione della legge sul lavoro agile ora c’è più chiarezza sulle regole contenute negli accordi aziendali su orario, retribuzioni e molto altro.


[Aggiornamento 08/11/2016] Il testo della legge è stato approvato dal Senato, ora passa alla Camera.

Il welfare aziendale con la Legge di Stabilità 2016

A partire dal 2016 la Legge di Stabilità ha introdotto un’interessante novità nel welfare aziendale che ora diventa di fatto un vantaggio per i dipendenti e per le imprese.

Attraverso un accordo, un contratto o un regolamento aziendale stipulato tra le parti (lavoratori e datori di lavoro) si può ora “negoziare” se sostituire i premi di produttività, in tutto o in parte, con dei piani di benefit agevolati legati al “welfare” in senso ampio.

Cosa sono questi piani di benessere individuale e familiare che si trovano in gran parte nelle aziende medio-grandi? Si va dall’assicurazione sanitaria integrativa al sostegno dell’educazione scolastica per i figli fino alle finalità più ricreative. Sono in poche parole benefici legati alla sfera più personale che il lavoratore ha in aggiunta alla normale retribuzione.

In caso di accordi quindi, a partire dal 1 gennaio, è possibile convertire i premi di produttività, per cui è già prevista la detassazione nel 2016, in benefit legati ai piani di welfare aziendale.

I vantaggi sono per entrambe le parti:

  • Per il lavoratore il premio di produzione è tassato al 10%. I benefici previsti nei piani invece non sono soggetti a tassazione in quanto non concorrono a formare reddito da lavoro dipendente. Quindi a parità di costo per l’azienda l’importo incassato è superiore.
  • Le imprese evitano in questo modo la contribuzione a loro carico risparmiando a parità di importo concesso al lavoratore circa il 30%.

Ma i vantaggi non sono solo economici. La negoziabilità di questi piani di welfare permette alle imprese di arrivare ad accordi con i lavoratori per costruire un paniere di beni e servizi a disposizione dei dipendenti. Sta poi a loro scegliere se e in che misura sostituire l’importo del premio di produzione in benefit. 

Queste nuove regole presenti della nuova Legge di Stabilità mirano attraverso la semplificazione ad ampliare la presenza di piani di welfare anche nelle realtà più piccole dove oggi sono raramente presenti.

[Aggiornamento del 05/06/2017] Con la Legge di Bilancio sono state introdotte alcune novità sull’esenzione fiscale di alcuni benefits legati al welfare aziendale.


[Aggiornamento del 04/04/2016] E’ stato firmato il decreto con le novità della detassazione e del welfare per il 2016.

Il part time agevolato per la pensione

La Legge di Stabilità 2016 ha introdotto un’interessante novità per tutti i lavoratori prossimi alla pensione che potranno ora richiedere un part time agevolato per i loro ultimi anni di lavoro.

I requisiti per accedere a questa tipologia di part time sono:

  • essere lavoratori dipendenti di imprese private con contratto a tempo indeterminato
  • essere a non più di 3 anni dalla pensione

Se vi state chiedendo quando andrete in pensione, per il 2016 gli uomini andranno a 66 anni e 7 mesi e le donne a 65 anni e 7 mesi. A queste età basta togliere 3 anni esatti per sapere se potete usufruire dell’agevolazione già da quest’anno.

Il funzionamento è piuttosto semplice. Il lavoratore può richiedere una riduzione di orario dal 40 al 60% del proprio orario totale ed avere un importo aggiuntivo in busta paga che corrisponde alla contribuzione previdenziale per il lavoro non effettuato. Un ulteriore vantaggio è che al termine dei 3 anni la pensione sarà del 100% e non diminuita per l’orario ridotto effettuato per gli ultimi 3 anni.

Se scendiamo nel dettaglio possiamo dire che con una riduzione del 50% del proprio orario di lavoro il dipendente avrà una retribuzione del 65% di quella precedente e poi al termine dei 3 anni un importo pieno della pensione.

Con questo part time agevolato l’azienda versa al lavoratore i contributi che non deve più versare all’Inps (a causa della riduzione dell’orario di lavoro) e dall’altro lato lo Stato verserà all’ente previdenziale i contributi per le ore non lavorate.

In poche parole le aziende concedendo un part time al 50% risparmiano il 35% del costo del lavoro. Dal canto suo il lavoratore potrà lavorare la metà del tempo ottenendo un salario del 65% di quello precedente (quindi non la metà) e finiti i tre anni avrà la pensione come se avesse lavorato a tempo pieno.

Come chiarito dall’articolo della Legge di Stabilità, l’elemento retributivo in busta paga legato ai contributi previdenziali non sarà calcolato come reddito da lavoro dipendente ma come un bonus non assoggetto a ritenute.



[Aggiornamento del 14/04/2016] E’ stato firmato il decreto per l’attuazione del part time agevolato con iter e dettagli.

Come funzionano le assunzioni agevolate nel 2016

Con la Legge di Stabilità 2016 cambiano gli incentivi per le assunzioni agevolate: l’importo e la durata dell’esonero contributivo saranno inferiori rispetto all’anno precedente.

Dal 1 gennaio 2016 i datori di lavoro che assumono a tempo indeterminato hanno un esonero dai contributi previdenziali:

  • che non può essere superiore al 40% dell’importo pieno e con tetto annuale di massimo 3.250 euro
  • della durata di due anni

Rispetto all’incentivo del 2015 l’importo non è soltanto inferiore ma anche non più assoluto e il limite temporale è stato ridotto di un anno (lo scorso anno erano 8.060 euro per tre anni).

Il beneficio delle assunzioni agevolate è valido nel settore privato per i contratti a tempo indeterminato anche nel caso di dirigenti, soci di cooperative se subordinati, somministrati, lavoratori part time, job sharing e nel caso di stabilizzazioni di lavoratori con contratti a tempo. Restano esclusi i lavoratori con contratto colf e badanti e gli apprendisti.

Non hanno accesso all’incentivo i lavoratori che:
  • hanno un contratto a tempo indeterminato nei sei mesi precedenti la nuova assunzione
  • hanno un contratto a tempo indeterminato nei tre mesi precedenti la nuova assunzione con lo stesso datore di lavoro (ottobre, novembre e dicembre 2015)

Naturalmente questo esonero contributivo può essere utilizzato una sola volta per uno stesso dipendente e non è compatibile con quello 2015. 
Scendendo più nel dettaglio dei calcoli per l’esonero, il maggior vantaggio per la decontribuzione previdenziale si ha con retribuzioni intorno ai 27.000 euro.

[Aggiornamento del 18/10/2017] Approvato il piano per le assunzioni agevolate a partire dal 1 gennaio 2018: fino a 3.000 euro di sgravio contributivo.


[Aggiornamento del 30/11/2015] Secondo il parere della Fondazione Studi questo incentivo può essere utilizzato anche per le assunzioni dal 1 gennaio 2016 di ex collaboratori a progetto.

La detassazione 2016 di premi e produttività

Con la Legge di Stabilità torna dal 2016 la detassazione dei premi di risultato e di produttività.

Questa agevolazione fiscale è presente dal 2008 con requisiti modificati nel tempo e l’unico anno in cui non è stata prevista è il 2015. Vediamo più in dettaglio come cambia quest’anno.

I requisiti per ottenere la tassazione agevolata del 10% sono:

  • lavorare del settore privato
  • avere un reddito non superiore ai 50.000 euro (40.000 euro nel 2014)


Se si soddisfano i due punti sopra, si può ottenere la detassazione dei premi fino a 2.000 euro (3.000 ne 2014). E’ possibile incrementare fino a 2.500 euro nel caso di coinvolgimento paritetico dei dipendenti nell’organizzazione del lavoro, con una soglia di 258,23 euro da portare in esenzione. 

La novità presente nella Legge di Stabilità è quella di individuare in modo chiaro quali sono le somme oggetto di tassazione agevolate. Si può portare in detassazione:

  • premi di risultato legati a incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza e innovazione
  • somme erogate come partecipazione agli utili

Entrambe queste due tipologie devono essere concesse dall’azienda ai lavoratori in esecuzione dei contratti territoriali o degli accordi integrativi stipulati con le rappresentanze sindacali.

[Aggiornamento del 19/12/2016] Prevista anche nella Legge di Bilancio 2017 la detassazione per il salario di produttività.


[Aggiornamento del 04/04/2016] E’ stato firmato il decreto con le novità della detassazione e del welfare per il 2016.


[Aggiornamento del 25/01/2016] Insieme alla detassazione nella Legge di Stabilità è presente anche una novità sul welfare che potrebbe portare cambiamenti anche sulla concessione dei premi.