Contratto Lavoro

L'orario di lavoro nei contratti di solidarietà difensivi

Per i contratti di solidarietà difensivi un interpello (n. 14/2016) del Ministero del Lavoro  ha chiarito alcuni punti sull’orario di lavoro e per il passaggio da tempo pieno a part time.

Cosa accade con i contratti di solidarietà difensivi? In pratica si stabilisce una riduzione dell’orario di lavoro per un determinato numero di dipendenti per evitare così una riduzione o esubero di personale.

Rispetto al passato questi tipi di contratti sono stati modificati dal Jobs Act: ora infatti la riduzione media oraria non può essere superiore al 60% dell’orario giornaliero, settimanale o mensile, e comunque non può essere superiore al 70% per l’intero periodo della solidarietà. Da ricordare inoltre che ora devono essere stipulati dall’azienda attraverso contratti collettivi aziendali.

In linea generale la legge prevede che sia possibile modificare il contratto senza firmare un nuovo accordo nel caso in cui ci sia una minore riduzione di orario di lavoro (ad esempio se da 4 ore lavorative in meno a settimana si scende a 2, in questo caso non è necessaria una nuova firma).

Sempre secondo l’interpello del ministero, nel caso in cui il carattere strutturale del part time sia stato già valutato nell’accordo di solidarietà, è possibile dietro richiesta del lavoratore procedere a trasformare un rapporto di lavoro da tempo pieno a part time o viceversa. In questo caso le trasformazioni non devono apportare nessuna variazione nella percentuale di riduzione media oraria stipulata (ad esempio se la riduzione di un tempo pieno è del 10%, cioè 4 ore in meno a settimana, nella conversione a part time a 20 ore le ore in meno derivanti dovranno essere 2).

Quanto emerge da questo interpello è molto importante per tutti quei lavoratori impiegati in aziende con contratto di solidarietà difensivi (come ad esempio Tim/Telecom) che vogliono richiedere un part time che magari precedentemente era stato rifiutato.

Il part time agevolato per la pensione

La Legge di Stabilità 2016 ha introdotto un’interessante novità per tutti i lavoratori prossimi alla pensione che potranno ora richiedere un part time agevolato per i loro ultimi anni di lavoro.

I requisiti per accedere a questa tipologia di part time sono:

  • essere lavoratori dipendenti di imprese private con contratto a tempo indeterminato
  • essere a non più di 3 anni dalla pensione

Se vi state chiedendo quando andrete in pensione, per il 2016 gli uomini andranno a 66 anni e 7 mesi e le donne a 65 anni e 7 mesi. A queste età basta togliere 3 anni esatti per sapere se potete usufruire dell’agevolazione già da quest’anno.

Il funzionamento è piuttosto semplice. Il lavoratore può richiedere una riduzione di orario dal 40 al 60% del proprio orario totale ed avere un importo aggiuntivo in busta paga che corrisponde alla contribuzione previdenziale per il lavoro non effettuato. Un ulteriore vantaggio è che al termine dei 3 anni la pensione sarà del 100% e non diminuita per l’orario ridotto effettuato per gli ultimi 3 anni.

Se scendiamo nel dettaglio possiamo dire che con una riduzione del 50% del proprio orario di lavoro il dipendente avrà una retribuzione del 65% di quella precedente e poi al termine dei 3 anni un importo pieno della pensione.

Con questo part time agevolato l’azienda versa al lavoratore i contributi che non deve più versare all’Inps (a causa della riduzione dell’orario di lavoro) e dall’altro lato lo Stato verserà all’ente previdenziale i contributi per le ore non lavorate.

In poche parole le aziende concedendo un part time al 50% risparmiano il 35% del costo del lavoro. Dal canto suo il lavoratore potrà lavorare la metà del tempo ottenendo un salario del 65% di quello precedente (quindi non la metà) e finiti i tre anni avrà la pensione come se avesse lavorato a tempo pieno.

Come chiarito dall’articolo della Legge di Stabilità, l’elemento retributivo in busta paga legato ai contributi previdenziali non sarà calcolato come reddito da lavoro dipendente ma come un bonus non assoggetto a ritenute.



[Aggiornamento del 14/04/2016] E’ stato firmato il decreto per l’attuazione del part time agevolato con iter e dettagli.

Esistono due tipi di clausole che possono essere applicate al contratto part time: flessibili ed elastiche.

Queste hanno subito un importante modifica con la Legge di Stabilità ma prima di approfondire vediamo nello specifico le due clausole.

Clausola flessibile – consentono al datore di lavoro di variare unilateralmente la distribuzione dell’orario di lavoro rispetto a quanto fissato nel contratto a tempo parziale originario. La clausola deve essere sottoscritta con un patto scritto e può essere applicata al part time orizzontale, verticale e misto. Il datore di lavoro deve comunicare al lavoratore la volontà di avvalersi della clausola flessibile con un preavviso di 2 giorni.

Clausola elastica – consentono al datore di lavoro di ampliare unilateralmente l’ammontare dell’orario di lavoro rispetto a quanto fissato nel contratto a tempo parziale originario. La clausola deve essere sottoscritta con un patto scritto e può essere applicata al part time verticale e misto. Il datore di lavoro deve comunicare al lavoratore la volontà di avvalersi della clausola elastica con un preavviso di 2 giorni.

Tra le novità precedentemente indicate, è bene sapere che dal 1 gennaio 2012 le parti possono decidere di utilizzare clausole flessibili o elastiche anche in assenza di regolamentazione contrattuale collettiva. Da segnalare anche che la legge 92/12 introduce anche un vero e proprio diritto al ripensamento, riconoscendo al lavoratore la facoltà di revocare il consenso alla variabilità dell’orario della prestazione nei seguenti casi:

  • lavoratori affetti da patologie oncologiche 
  • lavoratori dove il coniuge, i figli o i genitori sono affetti da patologie oncologiche
  • lavoratori che assistano una persona convivente con totale e permanente inabilità
  • lavorativa (percentuale di invalidità pari al 100%)
  • lavoratore con  figlio convivente di età non superiore agli anni tredici o con figlio convivente portatore di handicap
  • lavoratori studenti, iscritti e frequentanti corsi regolari di studio in scuole di istruzione primaria, secondaria e di qualificazione professionale
[Aggiornamento del 04/07/2016] Le clausole elastiche possono essere utilizzare dal datore di lavoro in caso di riduzione di orario per calo di produzione.

Il contratto di lavoro part time permette al lavoratore e al datore di lavoro di soddisfare le esigenze di flessibilità legate alla riduzione dell’orario lavorativo.

Per quanto riguarda le diverse tipologie di contratto a tempo parziale, a partire da un orario di lavoro inferiore a quello normale, si devono distinguere:

  • part time orizzontale: la riduzione di orario rispetto al tempo pieno è prevista in relazione all’orario normale giornaliero di lavoro e può essere variabile di giorno in giorno
  • part time verticale: un rapporto di lavoro nel quale l’attività lavorativa è svolta a tempo pieno, ma limitatamente a periodi predeterminati nel corso della settimana, del mese o dell’anno
  • part time misto: la combinazione delle due tipologie sopra indicate

E’ bene sapere che le clausole elastiche e flessibili hanno subito alcuni cambiamenti con la Riforma del Lavoro, come anche la trasformazione del part time è cambiata con la Legge di Stabilità.

La forma del contratto a tempo parziale deve essere scritta e deve riportare la puntuale indicazione della durata della prestazione lavorativa e la collocazione temporale dell’orario

Con il part time è possibile che venga richiesto il lavoro supplementare. Questo consiste nello svolgimento di prestazioni lavorative oltre l’orario concordato nel contratto individuale, ma entro il limite del tempo pieno. Il lavoro supplementare può essere richiesto solo in riferimento al rapporto di lavoro a tempo parziale di tipo orizzontale o misto, cioè dove sono presenti riduzioni dell’orario di lavoro giornaliero rispetto a quello normale. Nel part time verticale, le prestazioni di lavoro aggiuntive dovranno essere trattate come straordinario.

Bisogna sottolineare infine il principio di parità di trattamento tra contratti part time e full time. I lavoratori cioè hanno gli stessi diritti riguardo:

  • importo della retribuzione oraria
  • durata del periodo di prova
  • durata delle ferie annuali: per il part time orizzontale il periodo di ferie è pari a quello dei lavoratori a tempo pieno; per il part time verticale la durata delle ferie riproporzionata in base alla durata della prestazione lavorativa in base alla formula “giorni ferie lavoratore a tempo pieno X  giorni lavoro part-time  / gg lavoro a tempo pieno
  • durata del periodo di astensione obbligatoria per maternità
  • trattamento in materia di infortuni
[Aggiornamento del 22/06/2017] La Corte di Cassazione con una sentenza conferma che in caso di contratto part time il lavoratore può avere un secondo rapporto di lavoro con un altro datore di lavoro. 

Non è sempre chiara la procedura di trasformazione di un contratto part time a full time e viceversa. Con l’entrata in vigore della legge di stabilità, cambiano diverse procedure nei contratti a tempo parziale.

Da part time a full time
Il  D.Lgs.  n.61/00 stabilisce che, in caso di assunzione di personale a tempo pieno, un diritto di precedenza dei lavoratori assunti a tempo parziale che lavorano nella stessa struttura e con mansioni simili. Inoltre, è importante sapere che il lavoratore passato da tempo pieno a tempo parziale, ha priorità in caso di assunzione full time. In caso di violazione del diritto di precedenza, il lavoratore ha diritto al risarcimento del danno.

Da full time a part time
Sino  all’entrata  in  vigore  della  Legge  n.183/11 (c.d. di  Stabilità),  l’accordo  di  trasformazione  del  rapporto da  full  a  part time  doveva  essere convalidato  dalla Direzione  Provinciale  del  Lavoro  (oggi Direzione Territoriale del Lavoro). La  richiesta  di  convalida  e  il  conseguente provvedimento potevano intervenire anche successivamente alla stipula dell’accordo. Questo perché il lavoratore necessitava di maggiori tutele in questo cambio considerato un “azzardo”.

Oggi cambia invece la prospettiva: viene rilanciato dal Legislatore il contratto a tempo parziale come “strumento flessibile”. Con la Legge di Stabilità, la trasformazione del rapporto da tempo pieno a parziale si realizza con il semplice accordo tra datore di lavoro e lavoratore.

Sono state introdotte delle ipotesi che trasformano di “diritto” il rapporto di lavoro da full time a part time:

  • patologia oncologica del lavoratore
  • patologia oncologica del coniuge, figli o genitori del lavoratore
  • lavoratore che assiste un invalido grave
  • lavoratore con figlio convivente di età non superiore ai 13 anni
  • lavoratore con figlio convivente portatore di handicap
Leggi anche gli incentivi all’assunzione dopo la Legge di Stabilità Monti.

Nel caso di maternità, il contratto del commercio prevede per i lavoratori assunti a tempo pieno indeterminato l’assistenza al bambino fino al compimento del terzo anno di età, anche con la richiesta di un contratto part time.

In caso di maternità, le aziende dove i lavoratori prestano servizio accoglieranno, nell’ambito del 3 % della forza occupata nell’unità produttiva, la richiesta di trasformazione temporanea del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale (part time) da parte del genitore (leggi le informazioni sull’assegno di maternità).

Nelle aziende che occupano da 20 a 33 dipendenti non potrà usufruire della riduzione dell’orario più di un lavoratore.

Il datore di lavoro accoglierà le richieste in funzione della fungibilità dei lavoratori interessati ed in base al criterio della priorità cronologica della presentazione delle domande. La richiesta di passaggio da full time a part time dovrà essere presentata con un preavviso di 60 giorni e dovrà indicare il periodo per il quale viene ridotta la prestazione lavorativa.

Per tutte le informazioni su apprendistato, la maternità, i livelli, permessi retribuiti e contratto dirigenti, vai sul blog Contratto del Commercio, con tutte le informazioni su questo contratto.